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Associazione Musicale Culturale

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Teatro blu

LA STORIA, IL COSTUME E LA CULTURA ITALIANA, ATTRAVERSO LA CANZONE POPOLARE E D'AUTORE

Nel considerare la Musica "lo specchio" della cultura di un popolo, siamo a proporre una versione ad hoc di NEL BLU DIPINTO DI BLUES per gli studenti delle Scuole Secondarie di Primo e Secondo Grado.

In questo ambito, abbiamo dunque il piacere di unirci a Fabio Caon, docente di Didattica della comunicazione interculturale e della letteratura all'Università Ca’ Foscari di Venezia e di condividerne sia le riflessioni, circa le potenzialità della musica leggera per l’insegnamento della cultura italiana, che le nozioni contenute nel suo volume intitolato "Canzone pop e canzone d’autore per la didattica della lingua, della cultura italiana e per l’approccio allo studio della letteratura", di cui ne pubblichiamo un estratto, quale "manifesto" del nostro progetto.

Fabio Caon 2 01Perché usare la canzone per insegnare lingua e cultura italiana: i punti di forza.

La musica leggera ha avuto un ruolo non certo marginale nell’arricchimento del patrimonio culturale specialmente per i giovani che ne hanno fatto e continuano a farne uno dei loro principali interessi. Proprio in virtù di questo interesse, della capacità della musica leggera di emozionare, di legarsi “naturalmente” alla memorizzazione dei testi, di attivare processi affettivi, d’identificazione in un gruppo sociale (si pensi, ad esempio, ai “generi” musicali - pop, hiphop, rock, dance, ecc.), essa può rappresentare un profondo fattore motivazionale per lo studio della nostra lingua. [...] 

Permette di lavorare su contenuti culturali.

Come abbiamo detto, la canzone è anche un materiale autentico; oltre ad essere l’elaborazione di un singolo artista, essa è anche un precipitato di una cultura e, spesso, di un particolare momento storico (si pensi, ad esempio, a tutta la corrente delle canzoni di “protesta” o di “impegno civile” sviluppatesi soprattutto negli anni settanta in Italia). Questo può rappresentare uno stimolo per gli studenti ad avvicinarsi ad un’altra cultura, alla storia politica e sociale di un altro paese, a connettere i nuovi contenuti con le conoscenze pregresse sia rispetto alla propria cultura che a quella del paese straniero, raffrontando, ad esempio, momenti storici di una nazione e “reazioni” artistiche. Anche la canzone, se proposta con opportune attività di spiegazione dei contenuti, di confronto attivo da parte degli studenti, di ricerca sulle fonti, può contribuire in modo significativo a motivare lo studio di aspetti storici e culturali (e quindi non solo linguistici o legati allo “svago”) di un paese. [...] 

Può favorire lo sviluppo in classe di dinamiche sociali positive, legate alla condivisione di interessi, di conoscenze, di passioni.

La canzone è una forma culturale che unisce le persone, non solo per fattori di riconoscimento sociale (si parla infatti di cultura Hip-hop, Grunge, Punk) ma anche per questa sua caratteristica di universalità. Anche in questo caso, con la proposta di particolari attività collaborative, di ricerca in gruppo, la canzone può diventare uno stimolo efficace per sviluppare competenze linguistiche e sociali, quali la condivisione di un obiettivo, la corresponsabilità in un compito, il valore dell’aiuto reciproco e della solidarietà, l’importanza della collaborazione nei processi di costruzione del sapere. Inoltre, la canzone offre molto spesso la possibilità anche agli studenti più introversi caratterialmente di esprimersi in contesti corali, poco controllati e quindi “protetti” psicologicamente (quando si canta in gruppo la canzone), nonché di far emergere “intelligenze musicali” -secondo la terminologia introdotta da Gardner - vocazioni personali o veri e propri “talenti” canori. Questi fattori, spesso sottovalutati in contesti didattici, rivestono invece un ruolo tutt’altro che marginale per l’abbassamento del filtro affettivo (Krashen) e lo sviluppo di quell’atteggiamento collaborativo, di quel senso di appartenenza al gruppo che ha ricadute positive per l’acquisizione linguistica. [...] 

Laboratorio Itals 01 

 

 www.itals.it


COPERTINA

P R O G R A M M A

  1. PERDUTO AMOR (1945)
    ll successo del brano è a dir poco clamoroso e non vi è documentario d'epoca, inerente la liberazione del nord dal nazifascismo, che non l'abbia come supporto sonoro. Musicalmente si tratta di un graffiante swing dal tempo velocissimo ed incalzante, dove i fiati e la batteria si scatenano in un ritmo parossistico e la ricerca dell'amor perduto non è altro che la metafora di un popolo appena uscito dalla guerra che ha perso tutto.
  2. BONGO BONGO BONGO (1947)
    È la versione italiana del brano musicale "Civilization" di Bob Hilliard e Carl Sigman (portata al successo da Nilla Pizzi) racconta di come all'epoca, i francesi, si siano attivati immediatamente per "aiutare" il Congo, non appena saputo del piano di aiuti economico-finanziari attivato dagli Stati Uniti per ricostruire l'Europa, dopo la seconda guerra mondiale: il famoso "Piano Marshall".
  3. LA CLASSE DEGLI ASINI (1948)
    Agli inizi degli anni ’30, Natalino Otto viene assunto da una emittente radiofonica italo-americana di New York: per lui è l’inizio di un successo inarrestabile nel panorama Swing. Affermato e maturo, nel 1937 ritorna in Italia per proporre un repertorio innovativo fortemente ispirato alla musica americana del periodo, ma la doccia fredda arriva dalla dittatura fascista che detta regole disarmanti: niente lingua inglese ed italianizzazione coatta dei titoli. Con un eufemismo, il regime definisce le sue canzoni “barbara antimusica negra”.
  4. NEL BLU DIPINTO DI BLU (1958)
    Superflua ogni presentazione: basti pensare che si tratta del brano che ha rivoluzionato il gusto musicale del nostro Paese, diventando la canzone italiana più conosciuta e reinterpretata della storia moderna, vantando il maggior numero di cover e reinterpretazioni.
  5. BUONASERA SIGNORINA - GUARDA CHE LUNA (1959)
    Mentre la musica leggera italiana continua ad essere legata a melodie e rime banali, irrompe sulla scena Fred Buscaglione, il cantante più innovativo degli anni cinquanta, protagonista del primo vero boom discografico: si afferma come una caricatura da film, con la sigaretta all’angolo della bocca, i baffetti da gangster e le pose da duro viste nei polizieschi americani.
  6. MARINA (1959)
    Scritta da Rocco Granata, un calabrese emigrato in Belgio, dove il padre lavora in miniera, il brano ha successo sia in Europa che negli Stati Uniti e ci ricorda che solo pochi decenni fa anche noi italiani eravamo considerati extracomunitari, discriminati e tollerati solo perché costavamo poco: con la forza d’animo e la propria cultura però, la comunità italiana è riuscita a ritagliarsi uno spazio importante, cambiando per sempre la storia del nostro Paese.
  7. PERSONALITA' (1959)
    È un brano portato al successo da Caterina Valente, l'unica grande Star italiana nel Mondo, che in Italia solo pochi conoscono. Il grande pubblico purtroppo, non ha la più vaga idea della grandezza di questa straordinaria entertainer e delle sue straordinarie capacità. Cantante, chitarrista e showgirl, ha duettato con Dean Martin, Bing Crosby, Ella Fitzgerald e Louis Armstrong e si è esibita con le orchestre di Count Basie e Woody Herman: Caterina Valente è il tipico esempio di artista cosmopolita dimenticata dall'Industria dello Spettacolo italiana.
  8. UNA FETTA DI LIMONE (1960)
    Nato come "Intra's Derby Club", il locale diviene in pochi anni, sia il ritrovo di una serie di personaggi del mondo dello spettacolo intenti a riscoprire e reinventare la città, sia il simbolo della nascita della nuova musica milanese. Tra questi, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber, che con lo pseudonimo "i Due Corsari", danno vita ad un duo umoristico davvero eccezionale, usando il Rock & Roll per colorare testi demenziali: “Una fetta di limone” è l'unico desiderio irriverente che hanno in risposta alle esplicite avances di una anziana signora.
  9. ARRIVA LA BOMBA (1966)
    Indimenticabile conduttore del mitico Gran Varietà per 14 stagioni, dal 1966 al 1979, nonché artista dallo stile elegante e confidenziale, lontano dai gorgheggi dei cosiddetti "cantanti all'italiana", Johnny Dorelli si ispira al modello americano dei crooners. Nel 1966, Castellano e Pipolo assecondano la sua vena brillante, dando così vita al personaggio di Dorellik: parodia del famoso ladro Diabolik.
  10. SE PERDO ANCHE TE (1967)
    Negli anni ’60 la Beat generation attinge a piene mani dal repertorio inglese ed americano, riarrangiando brani il cui impatto su altri mercati è già collaudato, in un’epoca in cui – a parte i pochi big – non sono poi molti i dischi in lingua straniera in grado di scalare le nostre classifiche. Questa è la versione italiana di "Solitary man" di Neil Diamond, con le parole scritte da Franco Migliacci, arrangiata dal M° Ennio Morricone ed interpretata da Gianni Morandi.
  11. LA PELLE NERA (1967)
    Inno alla musica nera ed ai cantanti afro-americani, Nino Ferrer cita direttamente personalità di rilievo del mondo della musica blues e soul, come Wilson Pickett e James Brown, sfiorando il tema del razzismo. Nella canzone viene anche citato Mr. Faubus, all'epoca governatore dell'Arkansas, noto per le sue posizioni contro gli studenti afro-americani.
  12. NESSUN DOLORE (1978)
    Siamo negli anni ’70 e gli effetti della contestazione giovanile colpiscono duramente anche i cantautori. Nel 1979, Lucio Battisti decide da solo che è arrivato il momento di abbandonare la scena per sempre e dichiara... «Per continuare la mia strada ho bisogno di nuove mete artistiche, di nuovi stimoli professionali: devo distruggere l'immagine squallida e consumistica che mi hanno cucito addosso. Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro. L'artista non esiste, esiste la sua arte».

Video 6 per Sito

LA MISSION

mini color conscritta

RASSEGNE MUSICALI

Band per Sito 3

CENE CONCERTO

Bruno e Stefano Jam 2

AMICI ON STAGE

calo iscrizioni.scuola 05

USCITE DIDATTICHE

Copertina Azzurra 04

FUNDRAISING

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